Marco Rovelli
Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Luglio 2011 17:06 Scritto da Ilaria Mercoledì 06 Maggio 2009 10:34
Intervista a Marco Rovelli scrittore e musicista massese noto al pubblico per il suo reportage narrativo uscito nel 2006 “Lager Italiani” interamente dedicato ai Centri di Permanenza Temporanea.
1) Qual'è il percorso che hai intrapreso come scrittore e musicista? Progetti in corso da scrittore?
Difficile dare una definizione di scrittore. Scrittore è colui che scrive e la maggior parte delle persone scrivono quindi si diventa scrittori socialmente quando socialmente si viene riconosciuti tali. Il segno del riconoscimento è il libro sei scrittore quando hai scritto un libro anche se non amo molto questa espressione.
A settembre uscirà il mio terzo libro edito da Feltrinelli è il racconto-viaggio nei luoghi e nelle storie del lavoro clandestino in Italia. Il libro anticipa quello scritto nel 2006 “Lager Italiani”, dedicato alle strutture istituzionali della detenzione dei migranti, e cerca di rispondere ad una domanda “A cosa serve produrre clandestini?” Serve a produrre servi, servi dell'economia e del sistema produttivo italiano e lo spiego narrando e raccontando storie.
2) Venendo a stretto contatto con gli immigrati che lasciano la propria terra e scappano da condizioni disastrate per trovare qualcosa e arrivano nel nostro paese dopo lunghi e spesso rischiosi viaggi non si rendono conto di cosa gli aspetta qui?
Non tutti scappano da paesi disastrati la maggior parte sono migranti economici che vengono nel nostro paese per migliorare le loro condizioni di vita. Gli immigrati non sono mai i soggetti più deboli che restano nel loro paese non avendo possibilità economiche per muoversi ma a partire sono sempre i soggetti economicamente più solidi la maggior parte dei quali si indebita.
Un migrante sa sempre dove andare e va dove ci sono possibilità di lavoro basandosi sui propri canali di informazione.
L'immagine del migrante che arriva da solo disperato e isolato è una immagine falsa perché essi viaggiano sempre su delle reti. Quello che si aspettano di trovare è sempre di più di quello che lasciano il punto è che il migrante non è mai solo alla partenza c' è sempre qualcuno su cui investe un nucleo familiare e per questo motivo si indebita, vende terreno e casa.
Gli immigrati si aspettano di accumulare un minimo di capitale per poi reinvestirlo nel loro paese.
Una volta che arrivano in Italia poi si vedono negare i propri diritti e spesso il loro pensiero rimane la delusione di aver fatto un sacrificio per trovare un posto migliore e poi essere costretto, perchè le leggi in vigore te lo impongono, a indebitarti e a non riuscire a risanare il debito pur lavorando e facendo determinati percorsi.
3) Come mai non pensi che ti possa bastare solo il linguaggio della narrazione scritta per affrontare temi di questa portata sociale e ti rivolgi anche alla musica?
Sia la scrittura che la musica sono esigenze espressive e l'espressione è un' urgenza e non qualcosa che cerchi scientemente. Qualcosa che ti viene come la fame e la sete. Scrivi perché hai bisogno di scrivere canti perché hai bisogno di cantare è qualcosa di naturale ed esistenziale.
Qualsiasi risposta alla tua domanda è sempre una risposta post- factum.- prima c'è il fatto- avere una esigenza espressiva- tutto il resto viene dopo è un tentativo di spiegazione che puoi darti.
Non c'è un perché ad un fatto e su questo fatto costruisci una riflessione ti chiedi perché lo fai e quale è il senso come farlo e come riuscire a dare un senso complessivo a questa espressione.
4) Quali progetti in campo musicale hai in attivo?
Sono nel pieno della realizzazione del mio ultimo disco di LibertAria che uscirà a giugno. E' un progetto auto-prodotto grazie al contributo degli enti locali.
Le canzoni sono una ibridazione tra narrazione, scrittura e musica. Alcune canzoni sono state composte con alcuni amici scrittori. Nello scrivere e comporre alcuni testi tento di raccontare storie ma non in maniera cantautorale.
Ascolta l'intervista di Marco Rovelli ospite della trasmissione "Giovani al centro"


