Domenica, Maggio 20, 2012
   
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Bamba Dieye

bamba_dieye_1Intervista a Bamba Dieye presidente Consulta degli immigrati di Carrara.


La settimana scorsa abbiamo avuto in radio Marco Rovelli autori di libri su immigrazione e gli abbiamo chiesto se gli immigrati prima di partire dal loro paese riescono a rendersi conto di qual'è la realtà italiana e i suoi problemi. Cosa ne pensi?


Gli immigrati conoscono bene la situazione italiana grazie alla globalizzazione l'informazione arriva ormai dappertutto ma la motivazione principale del processo migratorio è l'idea di cambiare vita e la consapevolezza di migliorarla.

 

Gli immigrati nel nostro paese sono talmente ridotti ad oggetti che ci si dimentica della loro soggettività e che il processo migratorio è stato concepito nel loro paese di origine mettendoli davanti a cosa vanno incontro.

Molti scappano per ragioni economiche o da guerre civili. Nelle varie dichiarazioni e nelle lotte fatte in tv quando si parla di immigrati si ledono i diritti universali dell'uomo come scudo ad ogni tipo di sofferenza e di carenza.

Gli immigrati sono affascinati dal nostro paese dove sperano di poter conquistare la libertà e un futuro migliore.

Nella prima fase l'immigrato che viene in Italia nei suoi primi anni sente di più l'appartenenza alle sue origini e il suo sforzo viene incanalato nel ricordo della sua famiglia e della sua terra.

Nella seconda fase l'immigrato prima intraprende un percorso di clandestinità poi quando ha la possibilità di regolarizzare i documenti ,dato il peso del tempo passato in Italia, subisce un cambiamento psicologico: tende ad acquisire cose che attengono a Italia come comprarsi una macchina, prendere la patente, comprare una casa avere un lavoro e gli intenti iniziano a cambiare.

Nella terza fase bisogna rendersi conto di una doppia assenza: l'immigrato ha passato talmente tanto tempo in Italia che si sente assente nella sua terra ed ogni volta che ritorna nel suo paese di origine devo ricominciare ad aggiornarsi e non riesce mai a farlo in modo soddisfacente. E' un presente assente perché perde molti usi e abitudini e contemporaneamente vivendo in Italia subisce un' altra assenza ossia correre dietro ad una stabilità , dietro al riconoscimento dei documenti.

Si può notare che l'immigrato dall'inizio che si riconosce molto africano e sente molto le sue radici piano piano ha un colpo d'occhio sul nuovo ambiente – l'Italia- e comincia a lottare.

In queste diverse fasi c'è un profondo cambiamento che porta a volte ad uno sradicamento dal proprio paese di origine ma nemmeno ad un radicamento nel nuovo paese. Ne sono esempio le inflessioni dialettali spesso usate dagli immigrati.

Ascolta l'intervista a Bamba Dieye ospiste della trasmissione "Giovani al centro"

 

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